Uno, nessuno e centomila - Biblos Monterosi

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Uno, nessuno e centomila

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Uno, nessuno e centomila

di Luigi Pirandello

Data: 12 febbraio 2014

Presenti: Fabrizio, Caterina, Annarita, Maria, Francesca, Serenella, Marina

Titolo libro: Uno, nessuno e centomila

Autore: Luigi Pirandello

Commenti:

In apertura Marina riferisce le opinioni sul libro espresse da Enzo, oggi impossibilitato a partecipare. Enzo ha apprezzato molto la grande abilità di Pirandello nella stesura del romanzo in cui entrano molti personaggi ben delineati e in cui l’Autore approfondisce la tematica delle altre più note opere teatrali. Il tema è infatti interessante: tu esisti perché ti rispecchi in qualcun altro. La storia è quella di un io che si disintegra: il soggetto diventa pazzo. Mentre nella prima parte del romanzo, però, è possibile seguire lo sviluppo del discorso, nella seconda ci si sente travolti da una crescente frammentazione del soggetto in un rapido deteriorarsi dell’io che disorienta totalmente. E’ un procedere verosimilmente teatrale, come tipicamente teatrale è l’interessante escamotage dell’uso del “voi”. Enzo contesta il finale che considera riduttivo. Il protagonista finisce per trovare una soluzione in una sorta di misticismo naturalistico: rispecchiandosi cioè nella natura. La soluzione per Enzo è non solo “rimediata”, ma deludente e fastidiosa.

Annarita evidenzia l’originalità di questo pensiero: gli altri non ti vedono come ti vedi tu. Ma c’è un’evoluzione in negativo. Avrebbe potuto essere in positivo: le scimmie nello specchio non si riconoscono. Nel corso degli anni ci si deve accettare. Il protagonista finisce nella pazzia. Secondo Annarita, Pirandello eccede, come molti scrittori. Anche lei trova deludente il finale: io muoio e rinasco … come un essere insignificante. La prima parte è più accettabile della seconda.

Fabrizio sostiene che l’importanza e la validità di un autore risiedono nello stimolare la riflessione del lettore. Per lui il finale non è poi tanto negativo. Si tratta di un saggio psicoanalitico. Già nelle prime pagine si pone il tema: notiamo facilmente i difetti degli altri ecc. Data l’esperienza di analisi da lui vissuta, Fabrizio tende spesso ad esaminarsi e considera la solitudine un momento utile per liberare la propria fantasia e la propria memoria. Come il protagonista pirandelliano, ricorda fatti, comportamenti, riflette su alcune scelte compiute… Per questo trova attuale il romanzo. Anche il rapporto uomo-natura delineato dall’Autore gli appare significativo, cita una definizione dell’uomo: bestiolina pervicace che costruisce e ricostruisce. La seconda parte del romanzo mette in scena la pazzia, ma con una logica. Nota l’espressione (p. 142):rinascere attimo per attimo, che interpretata positivamente. Non tutti sono d’accordo su questo punto: sembra non si tratti di una vita che si rinnova, ma piuttosto di sradicarsi ogni volta, cancellare ogni ricordo, in definitiva un voler non essere.

Caterina, che ha studiato approfonditamente Pirandello e in particolare questo romanzo, che del resto è stato proposto da lei, espone con chiarezza il discorso di base dell’Autore: Pirandello vuole dimostrare che non esiste una realtà. Tutto è episodico e fluttuante. Dentro l’individuo scorre qualcosa: puoi fermarlo solo per un attimo, se riesci a distruggere tutte le finzioni intorno. Un contatto momentaneo con la natura è possibile se per un attimo puoi impedirti di pensare. Il paradosso porta alla pazzia. Per Pirandello la mancanza di verità è assoluta. Solo per un momento puoi uscire e perderti nella natura. In questa idea ritroviamo il mito della Grande Madre, il panteismo del mondo greco ecc. I ricordi … quello che è stato determinato da un altro e non da me. L’uomo diventa nemico di se stesso. Lo strappo da tutto ciò è l’unico momento di verità. In questo libro i personaggi sono tanti, ma i rapporti sono distruttivi perché sono falsi. A Caterina non piace come scrive Pirandello, ma ritiene che dentro ci sia tantissimo. L’Autore per lei è positivo quando crea i miti (La nuova colonia), per il resto è negativo.

Serenella ricorda di aver attraversato un periodo in cui si poneva problemi abbastanza simili a quelli descritti o accennati per esempio da Fabrizio, e in questo le è stato di grande aiuto Renato, che dimostrava molta razionalità e concretezza. Attualmente questo genere di interrogativi la trovano estranea, anche la dicotomia io-altri: ne è consapevole ovviamente, ma non le crea problemi.

Caterina rileva che in Pirandello sono proprio elementi molto marginali, stupidaggini, che creano i conflitti inestricabili e innescano processi di distruzione.
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