Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde - Biblos Monterosi

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Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde

BIBLIOTECA > Gruppo di lettura > 2014
Lo strano caso del dottor Jeckyll
e del signor Hyde

di Robert L. Stevenson

Data: 12 novembre 2014

Presenti: Serenella, Maria, Enzo, Fabrizio, Caterina, Anna Rita, Francesca, Guido, Marina

Titolo libro: Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde

Autore: Robert L. Stevenson

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Fabrizio apre la discussione ricordando un fatto che lo ha colpito: che, cioè, Stevenson è morto (a quarantaquattro anni) stramazzando a terra dopo aver stappato una bottiglia di Borgogna. Pare abbia detto: che mi succede? Questa non è la mia faccia! Il libro gli è piaciuto moltissimo. E’ colmo di tensione nonostante non abbia la struttura del giallo. Ricorda come straordinaria la descrizione della sera a Londra, quando Utterson e Pool vanno a trovare Jeckyll. Nota la somiglianza tra il nome Hyde e il verbo inglese to hide (nascondere, nascondersi). E’ schizofrenia?

Maria osserva al proposito che Stevenson sembra in anticipo su Freud, in questa storia di sdoppiamento della personalità. Per lei è un libro che fa molto riflettere sull'essere umano. Anche a lei è piaciuto tantissimo.

Anna Rita ricorda che Stevenson scrive nell'età vittoriana, dominata da un perbenismo ipocrita. Immagina che egli sapesse di scrivere qualcosa di straordinario. ( Era anche l’epoca di Jack lo Squartatore). Stevenson mette in evidenza un risvolto malefico in ciascuno: un tema molto interessante. Viene in mente Pirandello che in Uno, nessuno e centomila, sostiene che in ognuno ci sono tanti esseri umani. Il modo di scrivere di Stevenson è fluido, elegante; le ricorda Henry James. Dà una bella sensazione.

Enzo dichiara che Stevenson è un grande prosatore. Rileggendolo dopo molto tempo, si è chiesto che cosa possa spingere un lettore moderno a riprendere nuovamente questo Autore dopo aver letto tanti gialli. Leggendo si è lasciato prendere, come inondato dalla scorrevolissima prosa e dall'incalzare della trama, estremamente coinvolgente, nonostante sia priva del solito enigma dei gialli: l’assassino è noto, ma questo non toglie affatto l’interesse per lo sviluppo dei fatti. Colpisce il finale secco, staccato: “pongo fine alla storia”. Un po’ impietoso, secondo Enzo: ci si aspetterebbe forse che fosse ritrovato il corpo di Jeckyll e non di Hyde. Il “buono” è sparito, resta il mostro.

Anna Rita osserva che lui, quando è Hyde, si piace, salvo a pentirsene, una volta tornato Jeckyll. Il messaggio di Stevenson? Sembra abbia voluto dire che non si può manipolare la natura; soprattutto scindere queste due parti: bene e male.

Ad Enzo viene in mente Mefistofele, descritto come quella forza che “sempre il male vuole e sempre il bene fa”. Il bene vince sempre, sembra il messaggio di Stevenson, in quest’opera di alto livello, dalla narrazione precisa, con accenti shakespeariani (destino di Machbeth). L’arte poetica fa di questo breve racconto un grande capolavoro, terribilmente umano.

Francesca definisce il libro piacevole da leggere, scritto bene. L’ha colpita il fatto che Jeckyll è cosciente che esiste Hyde, ma non viceversa. Secondo lei non si tratta di schizofrenia. Stevenson è anche un po’ ironico (personaggio del maggiordomo ecc.). E’ un bel leggere. Ricorda i primi esperimenti sugli effetti della droga che hanno influito parecchio sulla letteratura.

Caterina dice che quest’opera nasce dalle correnti culturali dell’epoca: la ricerca scientifica (positivismo), decadentismo, correnti mistiche tendenti a spingersi al di là dei limiti umani. Per lei Hyde non ha una sua interiorità. Jeckyll è descritto con la sua bonomia. Esce dalla testa del suo creatore un’esplosione di quelle istanze recondite, mai confessate, a cui Jeckyll aspirava senza aver il coraggio di perseguirle. Jeckyll svanisce per primo, vince il male. Ma il male muore. Fine del positivismo: quell’”oltre” ne incrina le certezze.

A Serenella è piaciuta la lotta di Jeckyll che cerca di combattere una sofferenza grandissima.

Una grandissima solitudine, aggiunge Francesca, terribile. Per lei Jeckylll non rappresenta il bene, mentre Hyde rappresenta il male: non è un vero e proprio dualismo. Jeckyll si sentiva obbligato a rimediare al male di Hyde.
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